EcoChallenge – Nature Sensitive Future

EcoChallenge – Nature Sensitive Future è stato premiato con il Gold Award e il Platinum Award nell'ambito degli Education Leaders Awards 2026 (Grecia)

Avatar utente

Salvatore Tinnirello

Dirigente Scolastico

0

EcoChallenge – Nature Sensitive Future

Dalla classe alla Riserva: il racconto di un percorso eTwinning

From classroom to nature reserve: the story of an eTwinning journey

Prof Antonina Borruso — English Teacher, Erasmus+ / eTwinning Coordinator IC Pascoli Pirandello, Sicilia, Italia

EcoChallenge – Nature Sensitive Future è stato premiato con il Gold Award e il Platinum Award nell’ambito degli Education Leaders Awards 2026 (Grecia).

 

Quando una scuola incontra l’Europa: la nascita di EcoChallenge a IC Pascoli Pirandello

C’è un momento, nella vita di un’insegnante, in cui un’idea nata per caso in classe finisce per cambiare il modo in cui un’intera scuola guarda al mondo. Per me è successo con EcoChallenge – Nature Sensitive Future, il primo progetto eTwinning della nostra scuola, IC Pascoli Pirandello, in Sicilia. La scuola non aveva mai avuto un progetto eTwinning prima ed è stato con orgoglio che ho introdotto la nostra comunità in questa realtà straordinaria.

EcoChallenge è nato attorno a tre grandi temi ambientali: le energie rinnovabili, la tutela del suolo e la lotta agli sprechi. I nostri partner arrivavano da Turchia, Macedonia del Nord, Portogallo, Polonia e Grecia: una geografia che, vista sulla cartina, sembrava lontana, ma che nei fatti è diventata familiare settimana dopo settimana, tra videochiamate, bacheche condivise su Padlet, quiz su Kahoot e infografiche realizzate insieme su Canva.

Le mie classi terze hanno lavorato sulle energie rinnovabili con un entusiasmo che mi ha sorpresa: hanno progettato modellini di pannelli solari e turbine eoliche, hanno costruito mappe mentali sull’inquinamento del suolo con MindMeister, hanno partecipato a momenti corali del progetto come l’eTwinning Day e l’evento Mentimeter per il World Soil Day. Ma soprattutto, hanno imparato a guardare la tecnologia non come un passatempo, ma come uno strumento di cittadinanza: uno strumento per dire qualcosa, per collaborare con ragazzi che parlano un’altra lingua, per costruire insieme un poema collettivo sul tema dello spreco zero, scritto riga dopo riga da team misti internazionali su Zumpad, o un acrostico del nome del progetto, lettera per lettera, scuola per scuola.

Da subito ho voluto che il progetto coinvolgesse più della mia singola classe: ho curato la creazione degli avatar e del logo, e la produzione delle infografiche sulle energie rinnovabili, estendendo l’attività a tutte le classi terze della scuola, anche quelle che non insegno direttamente. Era importante, per me, che EcoChallenge non restasse un’esperie. Tutte le attività sono state svolte dai colleghi in assetto Clil e la collaborazione nel team di insegnanti coinvolti è stata davvero una risorsa importante.

Il Vivaio della Fenice: quando un progetto diventa azione concreta

C’è una parte di questo percorso che mi sta particolarmente a cuore, perché è nata in modo del tutto inatteso. Durante un’attività in cui i ragazzi erano chiamati a progettare soluzioni per proteggere la vegetazione a rischio, la discussione è finita sulla Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, un’area protetta a pochi passi da casa nostra, devastata da incendi ricorrenti e riaperta al pubblico solo nella primavera del 2025. È da quella discussione, fatta di domande dei ragazzi e di una crescente consapevolezza collettiva, che è nato Il Vivaio della Fenice (Phoenix Nursery), un sotto-progetto che ho sviluppato insieme alla mia collega, la professoressa Vitalba Garbo.

 

Il Vivaio della Fenice non è rimasto un esercizio teorico. I nostri studenti coltivano, nella serra idroponica verticale della scuola, specie vegetali autoctone siciliane a rischio di estinzione, utilizzando terreno realmente prelevato dalle aree impoverite dagli incendi della Riserva, in collaborazione con il Direttore della Riserva stessa. Hanno documentato ogni pianta con il nome scientifico in latino e con il nome in dialetto siciliano, costruendo un ponte tra rigore scientifico e identità culturale del territorio. Non è un dettaglio: significa che la scienza, per i nostri ragazzi, non è un sapere astratto, ma qualcosa che parla anche la lingua dei loro nonni.

Quello che mi colpisce, ripensandoci, è quanto questo percorso abbia restituito ai ragazzi un senso di responsabilità reale verso il proprio territorio. Non hanno studiato il degrado del suolo su un libro: l’hanno toccato con le mani, l’hanno annusato, l’hanno trasformato in un piccolo gesto di rinascita. Ed è esattamente per questo che abbiamo scelto il nome “Fenice”: perché dalla cenere di un incendio può nascere, con cura e tempo, qualcosa di nuovo.

 

Un confronto tra generazioni: cosa significa davvero sostenibilità

Dalle attività di EcoChallenge è nata anche una seconda linea di lavoro autonoma, che non era prevista all’inizio: una ricerca comparativa sulla sensibilità ecologica tra Generazione X, Millennial e Generazione Z. I ragazzi hanno intervistato familiari di età diverse, confrontato abitudini quotidiane legate alla sostenibilità, e hanno trasformato il tutto in un’infografica originale. Non era solo un esercizio di raccolta dati: è stato un momento di vera riflessione critica sulle proprie scelte di ogni giorno, che ha reso più concreta e personale la consapevolezza ambientale costruita durante tutto il progetto.

Guardando indietro a questo percorso, credo che il valore più grande di EcoChallenge non sia stato solo nei singoli prodotti realizzati — per quanto bellissimi: il vero risultato è stato vedere ragazzi di tredici, quattordici anni imparare a trasferire una competenza acquisita in un contesto (una mappa mentale, un’infografica, una collaborazione internazionale) verso un contesto completamente diverso, dimostrando in pratica cosa significhi davvero costruire una life skill. E per una scuola che non aveva mai fatto eTwinning prima, sentire i propri studenti dire, alla fine, di sentirsi un po’ più europei, un po’ più cittadini attivi, è stato un risultato che vale, da solo, tutto il percorso fatto.

Documenti